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La veste profanata di Claudia Torresan

Con “La veste profanata“, Claudia Torresan segna un ritorno alla scrittura con un nuovo genere.

Veste

La veste profanata, sarà all’altezza degli altri suoi libri?

Scopriamolo insieme con la recensione della nostra autrice Rosalba Noto.

L’intero racconto si svolge a Roma, in particolare all’interno del distretto di polizia del settore Celio. I protagonisti principali sono l’ispettore Ivan Tedesco e il collega Daniele Regina, i quali sono alle prese con un caso di omicidio.

L’assassinato è Donato Barone appartenente ad una agiata famiglia composta da dodici fratelli, che si ritrova interamente coinvolta in giri illegali e accuse infamanti.

Analizzando l’intero racconto, mi ritrovo a dover sottolineare diversi deficit, dall’incipit della storia all’uso eccessivo di avverbi e termini latini per ovviare al problema.

I dialoghi e le azioni della storia fanno emergere una non conoscenza da parte dell’autrice in materia di leggi circa un arresto o una incriminazione.

Questa mancata conoscenza, purtroppo si avverte in tutta la vicenda che allontana il lettore e non coinvolgendolo.

La veste profanata,cnon risponde ai requisiti per i quali un genere poliziesco o giallo si differenzia da un romanzo o da qualsiasi altro genere letterario.

Lo stile risulta scontato tanto da non riuscire ad immaginare alcunchè di quanto viene narrato, la suspance è inesistente come il travolgimento della narrazione.

L’input che l’autrice vuole dare è interessante, bisogna solo rivedere e approfondire alcuni punti che permettano al libro di coinvolgere e creare suspance nel lettore.

Valutazione complessiva **

Recensione a cura di Rosalba Noto

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