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Recensione a “Il signore dei cimiteri”, l’ultimo libro di Eugenia Guerrieri

il signore dei cimiteriOggi vi parleremo di un’autrice, Eugenia Guerrieri, che più volte abbiamo felicemente ospitato qui nel Blog, l’abbiamo conosciuta con i romanzi de “La bella gioventù”, con i quali ci aveva deliziato con la storia di diversi adolescenti, ognuno con i suoi problemi, che forse apparentemente sembrano irrilevanti ma che per un giovane sono importanti.

Avevamo sognato a occhi aperti con “La bella gioventù” i nostri anni da liceali, le nostre avventure amorose, le prime uscite, i primi baci, le prime delusioni. E le estati delle grandi compagnie, quelle che volevamo non finissero mai.
Eugenia Guerrieri, dopo “La bella gioventù”, ci ha proposto una nuova saga: Deathdoc, una nuova avventura, per lei, in cui ha abbandonato, sebbene con dispiacere o forse con un po’ di malinconia, le tenere vicende adolescenziali per addentrarsi in una storia nuova (pur trattandosi di uno spin off de ‘La bella gioventù’) dal sapore dolce e amaro.

Il protagonista è Giovanni di Micco, alias Deathdoc, e ha una passione: trascorrere il suo tempo al cimitero, per allontanarsi da tutto e tutti, e riflettere, trovare un giusto equlibrio tra corpo e anima.
Peccato che però non trovi la tranquillità tanto agognata, perché anche presso i cimiteri Giovanni si trova a dover udire delle lamentele, ascoltare persone piene di risentimento, con molti desideri, con diverse esigenze – come ad esempio le richieste di cambiare i fiori al cimitero. Queste persone sono “particolari”: sono morte. Si sono date, per parafrasare la Guerrieri, “a miglior vita”.
Giovanni, inizialmente, è incredulo, trascorre dei momenti in cui si ritiene pazzo, poi alla fine prende coscienza di sé e del suo dono: lui può interagire coi trapassati.
Molte volte vorrebbe anche aiutarli, ma altre volte rifiuta di ascoltarli, perché le loro lamentele sono come quelle delle persone vive, insopportabili.
I morti lo raggiungono ovunque, anche durante il compleanno del suocero, il Professor Piergiorgio Mazzone. Gli chiedono aiuto, lo sollecitano a comunicare per loro. Ma lui non può, altrimenti risulterebbe pazzo.

Eugenia Guerrieri procede con la storia in maniera molto scorrevole, mescolando, come lei sa fare, il dolce all’amaro, momenti di riflessione a scene esilaranti. Lo humour nero fa da sfondo a questa commedia molto simile, nel genere, a una puntata de “La famiglia Addams”.
Il romanzo è, ancora di più rispetto al precedente, con i dialoghi al posto giusto e i pensieri dei personaggi che arrivano perfettamente al lettore.
Rispetto al prequel, però, pecca di scene già viste: alcune pagine sembrano già lette, i personaggi alle volte risultano, nelle loro azioni, prevedibili. Non c’è, poi, nessuna evoluzione nella scrittura, che rimane come sempre caratterizzata da molti discorsi diretti, da introspezione, da pensieri esilaranti e crudi, e da una sdrammatizzazione efficace ma che sa di già vista.

Il signore dei cimiteri è quindi una conferma di Eugenia Guerrieri del suo inconfondibile stile narrativo e della sua capacità di raccontare gli eventi in maniera chiara, semplice e diretta.
E’ una conferma ma nulla di più, non c’è una evoluzione, che invece c’è stata col passaggio da La bella gioventù a Deathdoc, né nei temi trattati, né nella maniera in cui vengono trattati, né nei contenuti. 
Un buon epilogo per questa storia che non necessita tuttavia di altre pagine.

Eugenia, a questo punto, per sorprenderci ancora, come più volte ha già fatto,  dovrà scrivere qualcosa di nuovo arricchendo il suo stile e i contenuti.

Recensione a cura di Dylan Berro e Laura Bellini
SoleelunaBlog

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