Crea sito

Recensione a ‘Dummì’ di Marzio Maria Grazia, Montecovello edizioni

dummìIl brigante Dummì narra le vicende di uno Stato, quello italiano, che di per sé non si può ancora definire Stato in quanto siamo nel mezzo delle vicende che lo hanno portato all’unificazione. Dopo il Congresso di Vienna – 1815 – in Italia si presentavano sette staterelli, ciascuno comandato da diverse famiglie/personaggi: avevamo gli Asburgo, i Borbone, i Sabaudi, i Lorena, il Papa… Avete qualche ricordo di storia? 
In questi luoghi spesso la lingua parlata era diversa, differenti erano anche le culture, gli usi, la mentalità, le esigenze e le “tecnologie”, se così possiamo definirle: c’erano stati avanzati e stati invece ancora molto arretrati politicamente, ideologicamente ed economicamente.

Qui però la storia vera ruota intorno a un brigante, Domenico Giuntino, nato nel 1840 sui monti Carseolani, nello stato del Regno di Napoli e delle due Sicilie. Lascia sin da giovane il suo paese per combattere contro l’esercito piemontese che ha invaso il Regno del sud.
Lui è Dummì, e viene ricercato lungo tutto il territorio, compie grandi azioni contro la ricca borghesia, fugge poi in Spagna.
Tutte queste azioni, nel libro, ci vengono spiegate nei primi capitoli, le vicende si sussegono con ritmo, è l’autrice a mostrarcele attraverso descrizioni ricche di riferimenti storici.
Scopriamo poi che Dummì viene richiamato in Italia solo quando il re d’Italia condona i suoi crimini di brigantaggio.

 I dialoghi presenti all’interno dei libri sono forti, hanno grande impatto emotivo. Un passaggio che può rendervi l’idea è questo:

“Mà, quei ragazzi non avevano fatto niente, l’hanno ammazzati

per un tozzo di pane,forse pure meno! C’era il fotografo con la

macchina, dovevi vedere, i soldati mettevano in posa i morti che

sembravano dei fantocci, gli reggevano la testa per i capelli, da

dietro, che schifo!”

Domenico centra così l’obiettivo, capiamo al volo le sue idee e la sua grande forza di volontà che vorrebbe portarlo a far cambiare le cose, le vicende che ruotano attorno a lui, l’Italia.
Domenico non ha paura, l’autrice lo definisce “impavido”.
Egli è presentato molto bene da Maria Grazia, è credibile.

Le vicende raccontate sono storiche, ma alla portata di tutti. Il testo risulta scorrevole e nient’affatto pesante.

Qualche piccolo fastidio lo può dare l’editing, poco curato, che non ha corretto le virgolette all’inizio dei discorsi diretti che spesso si chiudono ma dovrebbero aprirsi, e viceversa, e non ha dato un occhio agli accenti o virgole mancanti e a qualche piccolo refuso e a delle frasi che stonano a causa del cambiamento repentino del tempo dei verbi: spesso il passaggio presente-passato-futuro è troppo brusco e il lettore potrebbe rimanere infastidito.

Per il resto, il contenuto è molto buono, lascia al lettore qualche domanda da porsi, lo cattura, gli dà qualche lezione di storia, lo fa rimanere col fiato sospeso, sempre a voler scoprire cosa farà Dummì nelle pagine successive.

Recensione a cura di Dylan Berro e Laura Bellini

[banner network=”altervista” size=”300X250″ corners=”rc:0″]

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.