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L’odore della morte di Irene Catocci-Segnaladì

Avers. Cantone dei Grigioni.

Gli abitanti della valle, sperduta tra le montagne svizzere, si domandano chi sia lo straniero che alloggia nella baita isolata. È schivo, taciturno e, ne sono sicuri, nasconde un segreto.

L'odore della morte

Davide Profeta, ricercato dalle forze dell’ordine italiane, si è creato una nuova identità, indossando una delle sue innumerevoli maschere, che riescono a farlo sentire sicuro: un uomo come tanti, senza un passato e con il futuro da costruire.

Davide ha un segreto che se rivelato manderà all’aria l’intera messinscena.

L’arrivo in città di un giovane transessuale, però, cambierà le carte in tavola. Davide ripercorrerà una strada che credeva ormai superata, un viale insanguinato e intriso di ricordi che credeva di aver sepolto a stento nella memoria.

La belva, anche se ridotta in catene, conserva lo spirito che la rende tale. E così farà Davide: per non essere divorato dalla nostalgia, farà riemergere dalle ceneri di un passato troppo vicino la sua natura più nascosta, uccidendo. Ancora.

L’inferno non gli fa più paura, ci ha fatto la guerra e poi la pace, fino a diventare amico del diavolo in persona. L’inferno è solo un posto desolato in cui si annidano le anime sole, un non luogo della mente in cui annegare e morire. Dicono che quando una persona tenta il suicido rimanga un danno dentro di lei, un buco nero in cui precipitare quando la vita si fa dura. Se hai giocato a nascondino con la morte, sei segnato per sempre e gli inferi diventano tuoi alleati. L’inferno è proprio quel nulla di cui ti ingozzi fino a scoppiare.

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