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Intervista a Luigi Siviero

Oggi conosciamo Luigi Siviero, autore de Il tramezzino. edito da centoparole.

Benvenuto nel Sole e Luna Blog per scrittori esordienti

Ti va di presentarti al nostro pubblico? Chi sei, cosa fai nella vita, le tue passioni?

Mi chiamo Luigi Siviero. Ho scritto vari libri di saggistica che hanno ricevuto apprezzamenti: Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l’incubo, Dall’11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti, Grant Morrison. La vita e le opere e altri. Le mie poesie e i miei racconti hanno ricevuto vari premi e segnalazioni di merito, fra cui il Premio Fogazzaro. La mia grande passione è l’escursionismo, su e giù per i monti del Trentino.

Perché hai cominciato a scrivere?

Ho da sempre un grande rispetto, una sorta di deferenza, per le parole e il linguaggio umano. Le sfumature e la raffinatezza raggiunte dalle varie lingue utilizzate dagli esseri umani hanno qualcosa di straordinario che mi attrae e mi affascina. Nel linguaggio scritto vedo un modo di mettere in ordine in modo adeguato i miei pensieri, dare loro una struttura solida e coerente, grazie al tempo dilatato che si può dedicare alla stesura di una frase e alla possibilità di rileggere e fare revisioni. È per questo motivo che preferisco di gran lunga il linguaggio scritto a quello parlato. Quest’ultimo sarà pure più fluido e spontaneo, ma è anche più soggetto a interferenze, vicoli ciechi e deviazioni. Forse è per questo che quando ho iniziato a scrivere mi sono dedicato alla saggistica.

Ed ora parliamo del tuo nuovo libro: Il tramezzino. Ti va di raccontarci in breve la trama?

Il tramezzino di Luigi Siviero

Devo dire che ne Il tramezzino la trama è volutamente ridotta all’osso. Ho fatto in modo che nel corso della storia succedesse il minor numero possibile di eventi, e che la loro rilevanza fosse pressoché nulla. Potrei dire tranquillamente che Il tramezzino è la storia di uno scrittore che viene incaricato dal direttore di una casa editrice di andare al supermercato a comperare gli ingredienti per fare un tramezzino! Alla pochezza delle azioni dei personaggi fanno da contraltare i flussi di coscienza, i pensieri dei personaggi, la struttura dell’opera e le descrizioni, che invece hanno un ruolo davvero centrale.

Chi è il protagonista assoluto della storia?

I protagonisti della storia sono uno scrittore e un attore di teatro di cui non vengono mai fatti i nomi. Seppure lo scrittore abbia più spazio dal punto di vista del numero di pagine, va detto che dal punto di vista concettuale il peso dei due personaggi all’interno del libro è identico. Lo spunto più grande de Il tramezzino è infatti un’incisione di M.C. Escher intitolata Mani che disegnano, nella quale due mani si disegnano l’un altra. La circolarità delle due mani che si creano a vicenda, diventa nel romanzo la circolarità dello scrittore e dell’attore che creano ciascuno la vita dell’altro. Ne Il tramezzino viene costruito con le parole ciò che in Mani che disegnano è rappresentato attraverso le immagini.

Come mai hai deciso di scrivere questo romanzo, da cosa è partita l’ispirazione?

Il primissimo punto di partenza è un accadimento autobiografico di poco conto su cui ho ricamato un pochino. Alcuni anni fa ho assistito a una rappresentazione di Tanti salutial Teatro comunale di Pergine, una cittadina in provincia di Trento. Lo spettacolo, davvero interessante, era costituito da soliloqui di Giuliana Musso sul tema della morte intervallati da scene comiche nelle quali la Musso, Beatrice Schiros e Gianluigi Meggiorin recitavano travestiti da clown. Al termine dello spettacolo mi sono fermato nel bar del teatro, che si era riempito di spettatori. C’era un’atmosfera allegra e tutti erano entusiasti dello spettacolo a cui avevano appena assistito. A un certo punto io solo mi sono accorto che nel bar è entrato Gianluigi Meggiorin, in abiti civili. Ha ordinato qualcosa, mi pare che si fosse soffermato con un’altra persona, ha consumato ed è andato via quasi subito.

Su questi semplici fatti ho ricamato delle mie impressioni completamente slegate da quello che era davvero accaduto. Avevo immaginato un clown che al termine dello spettacolo rimane da solo con la sua tristezza, e si siede al bancone del bar per consumare un tramezzino. Ho buttato giù una paginetta con l’inizio della storia, un cliché trito e ritrito. Quello spunto è rimasto nel cassetto per qualche anno fino a quando ho deciso di scrivere Il tramezzino. Va detto che nel romanzo la vicenda del clown triste ha alcun peso. Lo spunto iniziale è rimasto uno spunto, inserito nell’opera sotto forma di finzione all’interno della finzione. Lo scrittore protagonista del libro è per l’appunto uno scrittore, e la vicenda del clown triste è una storia scritta (fittiziamente) da lui. Così la critica di avere scritto un cliché trito e ritrito se la accolla lui e non io!

Hai preso spunto da te stesso o da alcune tue conoscenze per tratteggiare i personaggi del libro?

luigi siviero autore

I due protagonisti del romanzo sono basati totalmente su di me. Un personaggio è uno scrittore, e fino a qui ci sta che possa essere io. L’altro è un attore. Per quattro anni ho frequentato un corso di recitazione alla scuola di teatro Spazio 14 di Trento, prendendo parte a quattro spettacoli. Al di fuori di quella scuola, con un gruppo privato ho anche fatto alcuni mesi di prove per uno spettacolo basato su Moby Dick, che però non è mai andato in scena. Un capitolo de Il tramezzino è basato proprio su un’improvvisazione che ho fatto durante queste prove, trascritta sotto forma di resoconto romanzato.

Oltre ai due protagonisti, un bel po’ di personaggi secondari sono basati su persone e situazioni realmente esistenti. Ci sono mia cugina Francesca, con cui racconto di avere visitato la casa dei suoi nonni in Via San Pietro a Trento; Anna, con cui ho guardato Star Wars: Il risveglio della Forza di J.J. Abrams al cinema; Pera, che ogni tanto in estate dava ospitalità nell’appartamento dei suoi genitori; Max e altri amici dell’università; Livia, Alessia e Claudia del corso di teatro; e forse altri… Invece l’editore e la segretaria, con cui ha a che fare lo scrittore all’inizio del romanzo, sono inventati di sana pianta.

Perché pensi che un lettore dovrebbe dedicare parte del proprio tempo al tuo libro?

Spero che basti quello che ho raccontato in questa intervista, altrimenti mi arrendo! Ovviamente nel romanzo, seppur breve, c’è molto di più. Per esempio dei monologhi architettonici sulla forma dei giroscale!

A quale personaggio o capitolo del libro sei particolarmente legato? Perché?

In un capitolo del libro il protagonista fa una passeggiata in un parco e incontra per caso una sua amica. Si tratta di un avvenimento autobiografico a cui tengo particolarmente perché voglio bene alla donna che ne è stata protagonista e anche perché la situazione descritta è davvero buffa.

Il corso di recitazione presso lo Spazio 14 prevedeva anche alcune lezioni di storia e teoria del teatro condotte da Ugo Baldessari. Non ricordo più in quale contesto, probabilmente si riferiva a qualche attore o commediografo ottocentesco, l’insegnante ha chiamato scherzosamente “morti di fame” quegli artisti che vivevano per la scrittura e la recitazione, ma facevano fatica a mettere insieme il pranzo e la cena svolgendo la loro attività… Una mia compagna di corso ha pensato che “morti di fame” fosse proprio un termine tecnico! Che quelle persone fossero conosciute come i “morti di fame” e andassero chiamate così, in modo rispettoso. A distanza di tempo l’ho incontrata al parco, abbiamo passeggiato e chiacchierato, e le ho raccontato che i miei libri non sono baciati dal successo di pubblico. Per farmi un complimento lei ha esclamato “Ma allora sei un morto di fame!”.

È un episodio che ricorderò per tutta la vita.

Vuoi indicarci un indirizzo o una pagina web dove poterti seguire?

Ho un sito personale nel quale segnalo e catalogo tutte le mie pubblicazioni e le altre attività in campo artistico. Si chiama La Dimora del Mistero. C’è una Dimora del Mistero anche su Facebook, impostata in modo molto diverso rispetto al sito. Questa pagina infatti è dedicata principalmente ai fumetti, mentre le mie pubblicazioni vi trovano spazio solo in modo marginale. Il mio profilo su Instagram è dedicato soprattutto alle fotografie scattate in montagna. Infine c’è anche Twitter, ma lo frequento poco.

Quali i tuoi progetti futuri in ambito letterario?

Quest’anno nella collana digitale Innsmouth della Delos uscirà un racconto lungo intitolato L’anima senza nome, nel quale affronterò il tema della pandemia da Covid da un punto di vista inquietante e un po’ orrorifico, rifacendomi a Dylan Dog e alla narrativa di Tiziano Sclavi. Sempre nel 2021 dovrebbe venire pubblicato un saggio su Sherlock Holmes all’interno di un’antologia di Resh Stories dedicata all’evoluzione dei personaggi di finzione.

Come autore quale consiglio/messaggio vuoi dare ai nostri lettori? Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere la strada della scrittura?

Divertitevi.

Grazie per essere stato con noi e buon proseguimento.

Grazie a voi!

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