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Quell’Italia che ha paura della competenza

Mattarella ieri sera ha fatto un discorso chiaro e lucido davanti a un’Italia smarrita, che forse poche persone (e pochi politici) hanno realmente ascoltato.

Ci ha ricordato delle difficoltà di andare alle elezioni, non tanto perché sia qualcosa di irrealizzabile, ma piuttosto perché ci vorrebbero mesi e mesi per mettere in piedi un governo in grado di operare.

draghi competenza mattarella

Mesi per cosa? Andare al voto significherebbe sciogliere le Camere, garantire 60 giorni per la campagna elettorale e, dopo le elezioni, avere «poco meno di venti giorni per proclamare gli eletti e riunire le nuove Camere», consentire la formazione di un governo, che deve poi ottenere la fiducia. Ma non è finita: immaginate che alle elezioni vinca la destra (cosa alquanto probabile e legittima). Significherebbe ricostruire da capo i dicasteri, individuare nuovi interlocutori, nominare sottosegretari, ecc ecc…

Quanto tutto ciò potrebbe durare? Mattarella cita due casi: dallo scioglimento delle Camere nel 2013 sono trascorsi quattro mesi, nel 2018 sono trascorsi cinque mesi prima che un governo fosse pienamente nelle sue funzioni.

E oggi questo periodo “di transizione” non possiamo permettercelo. Abbiamo la più grande crisi sanitaria, economica e sociale degli ultimi decenni, bisogna pianificare nelle prossime settimane il più grande piano di vaccinazione della storia recente, occorre portare a compimento il Next Generation EU (o Recovery Plan che dir si voglia) e gestire più di 200 miliardi.

Eppure, sentendo alcuni, bisogna comunque andare al voto, anche se così l’Italia resterebbe ferma per mesi, anche se in questo modo si rischierebbe di perdere il paracadute messo a disposizione dalla UE.

Abbiamo già sprecato un mese tra le scaramucce di PD, 5S e IV, quanto ancora dobbiamo restare in stand-by? Siamo sicuri che chi propone irresponsabilmente le elezioni, consapevole del fatto di trascinare il Paese nel baratro in una lenta ed esasperata agonia, sarebbe capace poi di gestire una crisi senza precedenza? (che nel periodo elettorale si inasprirebbe?)

La verità è che la maggior parte della classe politica del paese è irresponsabile, chi per un verso chi per l’altro, e lo dimostrano i fatti.

Ma non è solo la politica a dover cominciare a fare i conti con sé stessa e con la propria inadeguatezza: parte dell’elettorato concepisce i partiti come una squadra di calcio, schierandosi a priori senza riflettere. Molte persone tifavano Conte perché lui si era calato nelle vesti di “avvocato del popolo”, poco importava che stesse a capo di un governo ingestibile e a tratti impresentabile, poco rilevante il fatto che prima aveva approvato i Decreti Sicurezza e poi li aveva tolti, prima era leghista e poi piddino, nell’incertezza un ibrido. Il tifo, il sentirsi parte di qualcosa, è ciò che ahimè infuoca gli animi di tante, troppe persone.

Quelle persone che spesso non distinguono il talento dall’incapacità. La competenza dall’inadeguatezza.

Italia Draghi competenze

Il nome di Draghi, in queste persone, è sintomo di establishment: Draghi è un banchiere. Draghi è un Monti 2.0. Draghi sarà lacrime e sangue; è ricco, è viziato, è spregiudicato.

Forse un po’ sì, ma Draghi è anche quel ragazzo che in giovane età ha perso entrambi i genitori. Che ha frequentato la Sapienza, un’università pubblica. Che ha spesso rinunciato alla propria vita privata per costruire una carriera degna di questo nome, ricoprendo ruoli che i detrattori della competenza possono solo che sognare. Che ha difeso gli italiani nei fatti e non solo con le parole, con il Quantitative easing, con il Whatever it takes, di fronte allo strapotere tedesco, convincendo la Merkel della bontà delle sue idee per l’Europa.

Draghi è come il migliore degli italiani che anziché emergere nel proprio Paese va all’estero,

perché l’Italia ripudia la competenza, la serietà, l’intraprendenza.

Altrove sarebbe un pregio, in Italia una dannazione.

È perfetto? Nossignore. E forse farà anche degli errori. Ma, dati alla mano, è il più competente tra i politici che ci sono oggi.

È il più capace, di gestire le trattative per il Next Generation EU, di farsi rispettare all’interno di una compagine di forze politiche sempre più lacerate, schizofreniche e inconcludenti.

Una risposta a “Quell’Italia che ha paura della competenza”

  1. L’analisi della situazione attuale è perfetta. Quello che è accaduto è la dimostrazione che la nostra classe politica è inadeguata,incompetente,arroccata su falsi ideali e sopratutto non conta il BENE del Paese come sbandierato dai più, ma conta l’IO.
    Bellissimo articolo , credo che ogni italiano onesto si riscontri in pieno in questa visione politica.

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