Crea sito

Giordano Alfonso Ricci | Intervista

Oggi abbiamo il piacere di essere in compagnia di Giordano Alfonso Ricci autore de “Come le ali del pettirosso ” in uscita il 23 aprile prossimo.

Benvenuto nel Sole e Luna Blog per scrittori esordienti!

Grazie per l’ospitalità. Seguo il vostro lavoro ed è un vero piacere occupare questo spazio.

  • Chi sei, cosa fai nella vita, le tue passioni?

Ecco…partiamo subito con il complicato. 

Se fossi in grado di risponderti compiutamente alla domanda, sarei già un passo avanti. Magari è più semplice descriverti “cosa sono” piuttosto che “chi”. Di solito abbiamo una percezione di noi che non è detto che coincida con quella che gli altri hanno della nostra persona. Si vede solo una parte che si legge allo stesso modo e quello è “il cosa”. Allora potrei risponderti che sono un uomo che ha superato i cinquant’anni e che vive una vita risolta. Ho la mia professione di ingegnere, l’Università, gli studenti, una campagna piuttosto estesa, i cavalli e tutto quello che puoi trovare in una tenuta. Queste cose le mescolo senza priorità. A volte sono contadino, a volte professore, altre ingegnere ed altre ancora semplicemente l’uomo che ti cede il proprio posto nella fila alla cassa al supermercato.

Sono piuttosto severo verso il genere umano che conosco abbastanza da aver maturato l’idea che è meglio starne a distanza. Per quello vivo in campagna a pochi chilometri da Roma… diciamo più o meno in solitario. Il che non vuol dire esattamente in solitudine. Tutt’altro.

Un po’ orso, un po’ bandito e piuttosto fuori dagli schemi che mi vorrebbero certamente diverso. Diciamo che nella vita ho dato priorità alla sostanza piuttosto che alla forma.

Più vicino a Cincinnato che a Cesare.

Le passioni…quelle sono state sempre un problema: la moto, le donne, il poligono, ma anche le partite a tresette con i miei anziani vicini. Tutta roba che tira fuori il bandito ma che serve a prendere dalla vita le cose migliori.

Quanto al “chi sono” o al “chi sono stato”, ho bisogno di più tempo per rispondere. Diciamo trent’anni ancora almeno. Quando avrò smesso di macinare olive, di bocciare studenti, di costruire grattacieli…forse avrò tempo a sufficienza per capire sul serio chi sono stato e magari ti lascerò un appunto in una cassetta di legno che seppellirò sotto il mio olivo preferito. Dovrai tenere attivo il blog per parecchio però… e ovviamente recuperare la cassetta.

  • Quanti libri hai scritto? Quale genere ti rispecchia?

Escludendo i testi universitari, sono alla terza pubblicazione, contando quella imminente con Sàga Edizioni che uscirà il 23 di aprile prossimo. Quanto al genere si tratta di tre libri completamente diversi ma che hanno come matrice comune la realtà di tutti i giorni.

Se c’è una massima che ho avuto modo di valutare come “veritiera” è che nella vita “la realtà supera spesso la finzione”. Alle persone comuni succedono cose straordinarie che spesso la fantasia non è in grado di concepire. Io non faccio altro che riportare in parte la straordinarietà delle cose normali.

Quando De Sica del 48 girò “Ladri di biciclette”, volle rappresentare una specie di fotografia della condizione sociale dell’Italia del dopoguerra. Oggi quella pellicola è considerata uno dei film più belli mai girati nella storia della cinematografia mondiale. Eppure, lui usò ambientazioni reali, attori non professionisti presi per strada a Porta Portese e un budget piuttosto irrisorio. Per dirla con le sue parole “…il neorealismo, come viene chiamato, non può essere altro che il trattamento della realtà sotto una forma lirica, però trasferita su un piano più alto”.

Questo mi piace della scrittura: la possibilità di elevare la realtà ad un livello superiore.

giordano alfonso ricci intervista
  • Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Credo che a questa domanda, la quasi totalità degli interessati risponda allo stesso modo e cioè “ah…sai ho iniziato da piccolo, sin dalle scuole elementari mi piaceva….bla, bla, bla”. E ovviamente è vero. Nessuno mente perché una certa fluidità espressiva della scrittura, nasce proprio a quell’età ed in maniera inconsapevole.

Ovviamente per quanto poco originalmente, anche io parto da quella condizione comune a quasi tutti coloro che si cimentano in questo percorso. Poi tra il momento in cui si depone la penna sul banco a quello in cui si decide di riprenderla per un progetto letterario, passano nel mezzo migliaia di libri letti e molto spesso esperienze di vita che influenzano sia la scrittura che il pensiero.

Diciamo che ho il privilegio di scrivere essenzialmente perché la cosa mi diverte. Ed approfitto del mio tempo abusandone così come solo per piacere si è disponibili ad accettare l’idea dell’abuso stesso.

  • Chi è Giordano Alfonso Ricci come scrittore?

Onestamente se penso a come tutto è cominciato mi viene da sorridere.

 Infatti, tutto parte da una burla.

Un venerdì di qualche anno fa, in piena stagione estiva, decisi che ne avevo abbastanza di certi rituali aberranti come l’aperitivo al bar della spiaggia, le insistenze della vicina di casa, le serate al pub, le improbabili feste dei quarantenni in calore e le passeggiate tattiche a Fregene.

Stavo così bene da solo, sotto al patio della veranda della mia casa al mare, col mio sigaro toscano che mi venne voglia di scrivere una storia approfittando della disponibilità del mio P.C.

L’idea che mi venne di getto, fu quella di scrivere un libro che giocasse con il lettore, approfittando delle debolezze umane che ben conoscevo e che si annidavano nel mondo dell’eros. In sostanza volevo proprio tirare una trappola letteraria e provare a vedere se mi fosse riuscito di comunicare un messaggio particolare che avevo a cuore, facendo leva su una componente umana molto semplice da sollecitare.

Venne fuori una storia che mi divertì molto, ma che era in buona sostanza una critica feroce contro il pregiudizio e una mazzata sui denti al finto perbenismo di cui ero circondato.

Per mezzo libro ho giocato come il gatto con il topo e tessuto trappole in ogni pagina. Poi ho chiuso la tela ed anche il libro. In tre giorni avevo scritto 250 pagine.

Faccio una copertina a casaccio, rileggo mezza volta il libro e lo lancio su Amazon in self, senza editing e pieno di refusi come era naturale che fosse. Il primo mese il libro vende sì e no dieci copie. Dopo due mesi, le copie erano duecento e poi è venuto giù il mondo. Questo libro rimane per un anno e mezzo in classifica tra i top ten del genere e finisce per avere un successo del tutto inatteso. E parliamo di numeri a quattro zeri nelle vendite self che è un vero e proprio sproposito per un sedicente autore sconosciuto.

Il messaggio era passato e alla fine del libro quasi nessuno si ricordava più di aver letto anche pagine bollenti che mai, devo dirlo, avevano neanche per sbaglio passato il limite sensato tra eros e pornografia.

Da quell’esperienza presi il coraggio per scrivere una storia che invece avevo in testa da molti anni. Venti per la precisione e che per ragioni diverse non avevo potuto scrivere.

Si trattava di una storia molto difficile, intima e sofferta che mi è costata così tanto mettere giù che per quattro anni non sono più riuscito a scrivere neanche un biglietto di auguri. Enorme successo di critica e un po’ meno “al botteghino”.

 Abbastanza per una pubblicazione self, ma niente a confronto del primo che pure era nato da una burla.

La verità è che avevo impiegato talmente tante energie per scrivere quel libro, che mi fu impossibile seguirlo o promuoverlo. Mi costava troppo dolore farlo e non lo feci.

Annunciai al mondo che aveva cominciato a seguirmi che quello che avevo appena terminato sarebbe stato il mio ultimo libro. Ed ero convinto che così sarebbe stato. In fondo era quello che volevo in quel momento.

Poi la scorsa primavera, successe una di quelle cose che finiscono per rompere anche le corazze più temperate. Un episodio che non riporto perché è ben descritto nel libro che è in uscita per Sàga Edizioni, ma che per incanto demolì ogni resistenza che mi inibiva la scrittura.

È nato così “Come le ali del pettirosso” e sono felice che sia stato scelto come titolo di esordio di una giovane casa editrice alla quale indipendentemente dal sottoscritto, auguro le migliori fortune visto l’impegno e l’entusiasmo che regna in chi si è preso l’onere di portare avanti un progetto culturale serio.

  • Pensi che sia importante leggere molto prima di scrivere? Il tuo autore preferito?

L’errore che fanno molti aspiranti autori e anche qualche autore affermato è quello di smettere di leggere. È come se un insegnante smettesse di studiare. A poco a poco il suo sapere si inaridisce e diventa autoreferenziale mentre il mondo e la scienza vanno avanti. Quindi se il paragone ha un senso, la lettura ha una sua importanza primaria nella fase di sviluppo della spinta compositiva e una assai più importante nella fase di conservazione.

Non ho idea di quanta roba ho letto. Metri cubi di carta. Ho letto qualsiasi cosa e qualsiasi genere. Resto legato al mondo della realtà, pur non avendo disdegnato generi diversi e anche impensabili per uno come me. Ho letto persino Liala e la Austen, passando anche per le uscite settimanali della collana Harmony se è per questo. E detto da uno che ha seppellito l’amore nel giardino di casa è abbastanza sul mio concetto di lettura.

E uno che legge così non ha un autore preferito e se protende per un nome, di solito e spinto verso un autore che in teoria dovrebbe essere distante dai suoi gusti. E’ il caso della mia enorme simpatia per Kafka che riesce a rendere reale il surreale e dunque a mettere in crisi il concetto consolidato di quello che mi attrae. E’ un fenomeno Kafka, ma anche Francesco Jovine lo era e Ignazio Silone anche. Fenomeni diversi. Sempre che non si possa definire fenomeno uno come Emilio Salgari o “Giulio Verne” come si scriveva ai miei tempi.

  • Gli ostacoli che hai dovuto superare per vedere il tuo libro pubblicato? Se non ce ne sono stati, raccontaci un aneddoto sul tuo libro.

Sinceramente il mio percorso è stato piuttosto atipico. Conosco le mille difficoltà di chi vuole iniziare a scrivere e le molte insidie della pubblicazione self. Però la mia traiettoria è stata veramente curiosa, perché nel mio caso è avvenuto l’esatto contrario e cioè che fossi io a ricevere proposte da parte degli editori. Magari, visto come si sono disposte le cose, ha giovato il fatto che non mi prendessi troppo sul serio e che non mi considerassi uno “scrittore” o forse è stato il clamore di quel primo libro. In realtà ho sempre tenuto un profilo molto basso. Pensa che non ho neanche un account social con la scritta “Giordano Alfonso Ricci Autore”. Ma autore de che?

Dostoevskij è un autore.

Quindi, come ti dicevo, è successo qualcosa di strano perché dopo la pubblicazione del secondo libro, ho ricevuto diverse proposte editoriali. Un paio anche molto importanti a dire il vero.

Però, quando ho saputo del progetto nascente di Sàga Edizioni e ho avuto modo di confrontarmi con la professionalità delle persone che ho incontrato, non ho avuto dubbi sul fatto che quella era la C.E. con la quale avrei pubblicato.

Non ci sono in giro mie foto con la firma sul contratto per Sàga Edizioni, né annunciazioni a caratteri cubitali. Abbiamo fatto tutto con due parole. Mi è bastato parlare mezza volta con loro per stracciare in due le altre proposte.

 Ci siamo piaciuto a vicenda e non so con quanto merito io sia piaciuto a loro. A volte si sceglie con l’anima che è spesso assai più saggia delle divinità che regolano la logica.

  • Perché pensi che un lettore dovrebbe dedicare parte del proprio tempo al tuo/tuoi libro/i?

Perché magari in quel libro mi prendo anche il rischio di dire in faccia al lettore come stanno le cose. O come le vedo io, lasciando a lui la riflessione finale. Perché non chiudo mai un libro in due pagine e non lascio finali sospesi. La vita di dice sì o no. Il “forse” è una menata umana.

Magari poi il lettore…trova se stesso nel libro o il suo vicino di casa o il suo salumiere.

Le cose più saggie e intelligenti che ho sentito nella mia vita le ho apprese nei campi dai contadini o per strada o sull’autobus o da una anziana signora su un treno.

Nelle cose che scrivo io non baro rappresentando un mondo che non c’è. Se parlo di sofferenza non ne descrivo una che non conosco. Se parlo di felicità significa che l’ho sfiorata e se descrivo un’emozione è certo che non me l’hanno raccontata.

  • Vuoi indicarci un indirizzo o una pagina web dove poterti seguire?

Come tutti più o meno ho un account Facebook, che non uso per autocelebrarmi. Manco la faccio la pubblicità a quello che scrivo.

Quando lo aprii, lo feci per parlare con i lettori e molti di loro sono diventati amici a cui non riuscirei a rinunciare. Gente che chiamo quando sono felice o quando sono disperato perché ho perso il cane o un amico fraterno. Persone e non presenze.

Cercarmi non è difficile.

  • Hai fatto presentazioni dal vivo/online? In questo periodo quanto è importante il messaggio che portano Blog come il nostro? Dicci il tuo pensiero a riguardo.

La comunicazione in fatto di cultura e la critica conseguente sono cambiate. Un tempo un libro si recensiva quasi esclusivamente sulla pagina della cultura di un quotidiano e le firme della critica erano sei o sette. Oggi la comunicazione segue i canali on line e le pagine web. La critica si è ampliata ed ha permesso a persone con grandi doti, di analizzare testi e di mostrare le criticità o le potenzialità di un libro alla platea dei lettori in maniera indipendente dal marketing delle grandi C.E.. E anche gli “autori” hanno più possibilità, così come le stesse C.E. specie le piccole che hanno risalto quasi pari a quello delle corazzate storiche. La differenza tra le varie testate e i vari blog, la fanno i contenuti e l’oggettività. Credo che indipendenza e libertà, siano messaggi solo apparentemente secondari rispetto a quelli che un blog si prefigge.

  • Quali i tuoi progetti futuri in ambito letterario?

Scriverò ancora per Sàga Edizioni e anche i miei due precedenti libri vedranno una nuova edizione in seno a questa casa editrice. Io credo che quando si sposa un progetto, poi ci si debba anche far coinvolgere dal progetto stesso.

Poi se di progetto si può parlare, ho in mente di aprire una forma di pecorino di quello buono, quando saranno mature le fave e di dividerlo sotto la mia veranda con Giulia Previtali e Alessandra Micheli che hanno voluto e creduto nel libro che è di prossima uscita. Magari il pecorino lo accompagno con una bottiglia di vino del mio amico di Guadagnolo che a 90 anni ancora lo produce con le sue mani.

Sotto quella veranda parleremo di quello che sto scrivendo e valuteremo anche la fioritura delle olive.

  • Come autore quale consiglio/messaggio vuoi dare ai nostri lettori? Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere la strada della scrittura?

Un uomo che dà consigli è un saggio o uno arrivato o un capo saccente. Forse io non sono niente di tutto questo e non saprei se il livello della mia saggezza sia tale da permettermi di esprimere un consiglio.

Una cosa la conosco e la trasmetto come esperienza già acquisita: per scrivere bisogna essere prima di tutto lettori. Infine, bisogna conservare sempre l’umiltà di accettare i propri limiti. Non tutti nascono poeti e quasi nessuno scrittore. Si può essere tante cose nella vita ma bisogna sempre conservare la lucidità di vedere le vicende per quello che sono e non per quello che appaiono.

Resto convinto che così come ad un grande calciatore che non sa di esserlo, bisogna regalare una palla per fare di lui un campione, così a chi si avvicina a questo mondo, bisogna donare un foglio bianco e una penna blu e lasciarlo libero di imbrattare la carta come meglio crede.

Grazie per essere stato con noi e buon proseguimento.

Grazie a voi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.