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Intervista a Michela Belli

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Buongiorno Michela e benvenuta nel nostro Blog. Ti va di presentarti al nostro pubblico?

Pronti per una presentazione in pieno stile alcolisti anonimi?
Salve, sono Michela Belli e sono una che scrive. Non sono una scrittrice, questo, per svariati motivi.
Faccio un altro lavoro, non mi sento una vera scrittrice e, soprattutto, non mi è ben chiaro quando, sia possibile affermare di essere scrittori. Devi aver pubblicato almeno un libro? Non lo so. Lo stesso dubbio amletico, mi assale quando penso ai pittori, anzi, lì sembra quasi che per essere consacrato come tale, tu debba tirare le cuoia. A parte tutto questo, la vera questione è, chi è un vero scrittore oggi? Prima di essere una che ama scrivere, io sono una che adora leggere. Da fruitrice, posso dire che c’è tanta gente che scrive bene, anzi benissimo, ma di scrittori veri, di quelli che hanno scritto capolavori, che resteranno nella storia e che entreranno nei volumi di letteratura italiana piuttosto che inglese del futuro, penso ce ne siano così pochi da poterli contare sulle dita di una mano. Detto questo, io,  sono un’albergatrice che scrive.

 

 

Ho visto che ti piace molto Virginia Woolf, pensi che abbia influenzato la tua scrittura? Tra l’altro, tra parentesi, vedo che ti piace anche Vasco Rossi. Pure a me! Ascolti la musica mentre scrivi?
Se penso alla scrittura, no, anzi, se solo penso alla parola, non posso fare a meno di pensare anche a Virginia Woolf.  Non è solo un modello al quale ambire, sebbene, non potrei mai essere così arrogante da ambire alla sua maestrìa, lei per me è puro godimento. Vasco Rossi, in questo contesto, è la controparte. Il sacro e il profano, se vi piace di più. D’altra parte io sono fatta così. Sono sommersa fino al collo dalle mie contraddizioni per citare Kurt Cobain, un altro artista che amo da sempre. La scrittura di Virginia Woolf, è tra le più squisitamente complesse che si possa incontrare, lungo il tragitto di una vita da lettore. Quando leggi un suo libro, se sei un maniaco della parola, come lo sono io, non puoi non sentire ogni parola pervadere ogni singolo atomo del tuo corpo e, tuttavia, ti lascia sempre con un interrogativo. Sarà così? Intendeva dire proprio questo? Così parte la ricerca morbosa di un piccolo dettaglio nei suoi diari, tesori inestimabili della letteratura. Tutto questo, è davvero sacro per me.

Vasco dal canto suo, è lapalissiano. Quando anche usa un gioco di parole o un doppio senso, è cristallino, sottintende che, quello che voleva dire, era altro. Eppure, non è mai retorico. E’ semplicemente immediato. Boom, un pugno nello stomaco e poi, come i cerchi nel lago, si propaga lentamente fino al fondo profondo di me. Amo la musica, ma non sono una purista, non lo sono in nessun ambito. Adoro le contaminazioni. Passo da Vasco a de Andrè passando per il rock americano per finire nel brit. pop e nel r ‘n b. Analogamente, leggo i classici, ma non snobbo affatto scrittori considerati leggeri e moderni come Sophie Kinsella (come il mio romanzo dovrebbe suggerire), Nick Hornby e Green, piuttosto che Fabio Volo che la maggior parte di pseudo scrittori come me, detesta, non si capisce bene perché. Il successo degli altri, specie di coloro che hanno il gran merito di dare l’impressione di essere sempre e comunque persone comuni, infastidisce. Scusate, divago come mio solito, in ogni caso, per rispondere alla domanda iniziale, sono cresciuta con una madre che amava in egual misura musica e lettura, questi due elementi mi accompagnano da che ne ho memoria, ma raramente camminano insieme. Non sono  una persona multitasking, o meglio, in quanto madre lo sono, ma faccio una gran fatica, perché la mia natura fondamentalmente, è un po’ da bradipo. Quindi no, non scrivo mentre ascolto musica.

 

Veniamo al romanzo “Eva e l’assoluto”. Vuoi offrirci una breve trama?

 

Eva e l’assoluto, è la storia di una giovane donna che, in definitiva, cerca la sua strada e non si rende conto di essere già nel bel mezzo di essa. E’ uno spaccato della sua vita. La conosciamo proprio verso i trenta. In una situazione post laurea un tantino stagnante. Ha un lavoro che, come spesso accade, gravita intorno a ciò che vuole davvero fare, ma non è ciò che ha sempre immaginato di fare. Lungo tutto il romanzo, si snoda la sua crescita interiore. Lentamente, grazie al susseguirsi di una serie di eventi sfortunati o no, questo è opinabile, assistiamo alla sua crescita interiore. Ed è questo, a mio parere, il nucleo vero della storia. Trovo sia interessante, incontrare un personaggio all’inizio della storia, e poi, scoprirlo diverso alla fine del libro. Poi certo, c’è tutta la trama di contorno, in certi punti tragicomica, in altri paradossale, in altri ancora realista, ma mi auguro il lettore non perda mai di vista il percorso della protagonista. Tuttavia, se mi si chiede di cosa parla questo libro e non della sua semplice trama, io non posso rispondere diversamente. E’ la storia di una crescita e di una presa di coscienza di sé.

 

Quali i personaggi principali di questo libro?

Be’, c’è Eva, la protagonista. Una ragazza che o si odia o si ama. Una che non conosce sfumature.

Gabriele, il suo migliore amico. E’ un tipo un po’ riservato, infinitamente generoso. Direi che è di certo, uno dei pilastri portanti della vita della protagonista.

Christian, il suo ex ragazzo. Il fantasma dal quale, Eva, non riesce a scappare. La sua kryptonite.

Veronica, la migliore amica. Lei e il nonno Piero, rappresentano un po’ il grillo parlante di Eva. Pungolano il più possibile, la sua preoccupante capacità di mettere a tacere la sua coscienza.

E in fine, c’è la famiglia di Eva. In special modo il romanzo, si concentra sul rapporto conflittuale tra la protagonista ed il padre, offrendo, in questo senso,  molti spunti per comprendere la psicologia della ragazza.

 

Puoi riportare un breve passaggio tratto dal romanzo?

[…] Quando esco dal palazzo, fuori c’è la neve, il che contribuisce a rendere questa giornata veramente perfetta. Voglio dire in questa parte del mondo nevicherà sì e no una volta ogni 60 anni e ha quindi una logica banale che proprio oggi, giornata inverosimile, nevichi fino ad attaccarsi a terra. Fa freddo, le strade sono scivolosissime e ci impiegherò un’ora in più ad arrivare a casa.

E’ strano, ma quando nevica tutto sembra addormentarsi, per una persona dinamica come me questo è letale. Ho sempre pensato che la mia avversione alla neve sia facilmente riconducibile alle mie origini partenopee. Sì, insomma io e Maria siamo cresciute con i racconti di nostro padre circa il meraviglioso Sud e il sole, il mare, la voglia di stare fuori all’aria aperta fino a tardi, e poi i rumori, le risate di persone che non conosco e che tuttavia porto nel cuore, nel DNA. Una napoletana che si rispetti, ama l’estate e l’ozio. Per quel che mi riguarda di napoletano in me sono presenti solo, la dipendenza da caffeina e la pizza, anzi solo il caffè perché di pizze a casa mia non se ne mangiano più per principio. Papà dice sempre che per un pizzaiolo è tipico non mangiare mai pizze perché a farne sempre viene la nausea, io non sono d’accordo, sono una scrittrice, ma di libri ne leggo a vagoni. La verità è che a lui la pizza non piace e quindi la discussione non si presenta affatto perché a Napoli se al padre di una famiglia non piace qualcosa, questo qualcosa non si fa e basta. Certo è più facile così, ma è anche la cosa più antidemocratica che esista.

Per esempio, sono cresciuta con la convinzione che la pizza non mi piacesse, poi quando a tredici anni l’ho assaggiata a casa di Veronica un mondo nuovo mi si è aperto davanti. Quella è stata la prima volta che ho capito che mio padre non era poi così infallibile. Naturalmente non gliene ho parlato, perché a casa nostra non si parla di queste cose, si fanno e basta, ecco perché mio padre non saprà mai niente del tatuaggio che sfoggio sulla natica sinistra. Insomma tra me e la neve c’è un’avversione genetica.

 

Vedo che il tuo libro parla molto della quotidianità, come un ragazzo e una ragazza di oggi devono affrontare il futuro?

La domanda vera, al punto di degenerazione al quale siamo arrivati è, come tutti noi dobbiamo affrontarlo? Essere giovani, in fondo, è una condizione che ci accompagna lungo tutto il tragitto delle nostre esistenze. Siamo sempre più giovani di qualcun altro. 🙂

Da giovane donna di 33 anni, rispondo dicendo che per me, l’unica strada possibile è la mente. Mai smettere di pensare, di interrogarsi, di ricercare. Solo questo, in qualche modo, ci consente di restare liberi. Di essere, piuttosto che esistere.

Come ancor più giovane madre, mia figlia ha solo 3 anni, rispondo che per i giovani, la risposta è la fuga. Ma non fuga dall’Italia per andare a Londra, piuttosto che a Parigi, Berlino e New York. Auspico per i giovani e più che per i giovani, almeno quanto me già pienamente vittime del nostro folle sistema di valori, auspico per i bambini, un ritorno al passato. Less is sexy, come ci invita a riflettere una blogger che seguo e amo: Gloria Vanni. Il mio più grande sogno come madre, è riuscire a portare Virginia ora, a vivere su un’isola caraibica. Questo, non perché c’è il sole e il mare tutto l’anno, o almeno, non solo per questo 🙂 La vita su quelle isole, ha tutto un altro sapore. Il tempo, in primo luogo, ha uno spessore e un’importanza diversa. Non si corre. La vita è sacra, è contemplazione. Non si rincorre il dio denaro, si rincorre la felicità. Questa per me è la giusta equazione. A Virginia, a tutti quanti in verità, auguro la felicità, non il denaro. Sono però pienamente cosciente che, vivere in una società dove fin dalla più tenera età, veniamo indottrinati da tutt’altra filosofia di vita, rende irrimediabilmente infelici, quando non si riesce a soddisfare la sete di potere e denaro. L’avvento di twitter, instagram & co. poi, ha aggravato ulteriormente la situazione. Ogni giorno le celebrità, postano foto e video delle loro vacanze in giro per il mondo, delle loro case, delle loro auto e noi, dietro allo schermo di un i-phone,  inconsciamente, nutriamo sentimenti passivi aggressivi a metà tra l’ammirazione, l’invidia, l’amore e l’odio e ci confondiamo di più, di più e di più. Siamo esseri abominevoli per questo? No, siamo solo esseri umani. Quindi mi auguro, o forse mi illudo, che lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Hai tenuto delle presentazioni o hai avuto già dei riscontri da alcuni lettori sul tuo libro? Come sono andate?

A breve farò la mia prima presentazione a Napoli, la mia città natale. Ho scelto una libreria ad azionariato popolare, il cui nome è Iocisto. Una libreria fatta dai lettori. L’ho scelta perché è un posto intimo, dove ancora si respirano le pagine dei libri e dove le idee non cessano mai di essere in fermento. Per Eva e per me, volevo questo.

Riscontri ne ho avuti già, sia dai lettori che dai blog. Tutti molto positivi, considerato che questo è un primo romanzo e, in quanto tale, con dei limiti. C’è stato anche chi non voluto dare una chance ad Eva, ma le si negano a scrittori di ben altro calibro, chi sono io per prendermela? Non si può piacere a tutti. Come si dice, me ne farò una ragione.

 

Quali i tuoi progetti futuri?

Sono in piena fase creativa per il mio secondo romanzo. Ho lo scheletro della trama e il titolo, ora basta scriverlo 🙂 Continuerò anche con il mio blog. Sono una neofita, questo è un mondo nuovo ed affascinante. Per me è ancora una magia l’idea che ci sia gente che vive scrivendo come free lance per vari blog. Ho un’immensa ammirazione per tutti quanti voi.

 

Dove possiamo seguirti?

Sono su facebook www.facebook.com/michela.belli.98

 

su twitter @michelabelli2

e ho un blog dove scrivo di più argomenti senza un reale filo logico 🙂 www.michelabelli.com

Grazie, Michela, per averci dedicato parte del tuo tempo. Un abbraccio.

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