Recensione della Raccolta poetica “Aspro mare dolce terra” di Giovanni Roversi

La raccolta di poesie di Roversi consta di 23 componimenti preceduti da una prefazione a cura di Francesca Orelli che funge da apertura e invito per il lettore chiamato ad addentrarsi in versi densi e profondi.

La pubblicazione è edita da Il Giardino della Cultura per la collana “Pensieri in ordine sparso”.

Aspro mare dolce terra

Come annunciato già nella prefazione e nel titolo dell’opera sono presenti due grandi temi: l’acqua e la terra, vasti contenitori naturali che interagiscono e si connettono con le vicende umane.

Il lettore viene preparato, così, a partire per un viaggio attraverso parole disposte in versi e accompagnato dalla forte suggestione di raggiungere nuove o già conosciute terre e di navigare su mari alle volte calmi, alle volte in tempesta.

I componimenti di Roversi sono caratterizzati da un lessico classico; più volte, infatti, si incontrano vocaboli come “sol”, “mar” e “mirar”.

Quest’ultimo verbo rimanda a un significato di osservazione profonda, spesso associato a un senso di stupore e meraviglia: è come specchiarsi dentro un liquido marino per poter conoscere meglio se stessi.

Dunque, il linguaggio si presenta importante, a tratti, solenne come la parola “noiosità” inserita in un componimento: non è semplice noia, ma per l’appunto noiosità, qualcosa di più vasto e pervasivo.

Non è un caso che l’acqua sia una delle grandi protagoniste dei componimenti di “Aspro mar dolce terra”. Acqua che, anche da un punto di vista simbolico, rimanda al regno sconfinato, fluido e torbido delle emozioni umane.

Per esempio, in “Trillo di campane”, l’ipotetico protagonista “s’imbarca in una tempesta” perdendosi. Qui, sentirsi persi sembra quasi una scelta, una presa di volontà.

È così che l’autore inizia a creare un filo conduttore tra i fenomeni naturali e quelli più soggettivi e interiori che si muovono dentro l’animo umano.

Inoltre, un filo rosso si tende anche tra alcuni degli stessi componimenti, legandoli tra loro, generando, in questo modo, una poesia più grande, che va oltre la precipua struttura e la pagina; è il caso di “Amore naufrago” e “Prima di partire” in cui alcuni versi si rincorrono.

Avviene una sorta di trasformazione: il primo componimento esordisce con “al largo del molo una nave affonda” che nella parte finale di Prima di partire diviene “al largo del mondo una nave affonda”. Si è verificato quindi un ampliamento in cui, metaforicamente, il convoglio marino, sprofonda alla fine di un mondo, di un pianeta intero di sentimenti e sensazioni.

Per quanto riguarda l’altro grande tema trattato, la terra, mi ha colpito la prima poesia: “Contadini” caratterizzata da una sorta di ritornello o distico: “il sol è ancora giù”, versi con cui, tra l’altro, termina il componimento.

Chi più dei lavoratori della terra ne conoscono la preziosità e la fatica del prendersene cura? costretti, volenti o nolenti, a seguire il ritmo naturale delle stagioni e dei giorni come sottoposti a una legge universale ineffabile e certa: un destino dal quale non si può fuggire: così è.

Roversi ci riporta al presente, al guardare in faccia la realtà osservando anche i frutti che la terra di cui poeticamente racconta, offre come nel componimento intitolato “Quel fiore di montagna”.

Quell’essere naturale si accontenta di ciò che è, esprimendosi attraverso la sua “luce strana” che brilla e illumina parte del mondo. Il percorso a cui invita l’autore è per questo denso, profondo e magico e non potrebbe essere altrimenti data la forma poetica che ha scelto per raccontarsi e condividere il suo sentire.

SI tratta di un viaggio a più dimensioni e pluri-percettivo in cui si gioca anche con i colori: il blu del mare incontra il rosso degli astri fino a giungere al “colore del nulla” (cit. da “Il blu della marea, il rosso degli astri”) che può essere immaginato da ogni lettore in modo intimo e particolareggiato.

Infine, due componimenti sono dedicati anche alla Luna, uno dei quali funge da chiosa all’intera opera.

L’astro notturno si immerge, ancora una volta, in uno specchio d’acqua: il cielo. Nella poesia di Roversi il mondo si capovolge facendo valere il tutto e il suo contrario.

Opinione finale su Aspro mare dolce terra

Nell’insieme, l’opera di Giovanni Roversi è apprezzabile, riconduce a una lingua poetica d’altri tempi portando, al contempo con sé, qualcosa di sempre attuale: i sentimenti umani dolorosi, incapibili in quanto grandi, feroci e drammatici. Un sentire profondo dell’anima che ben si coniuga con il canale poetico scelto dall’autore.

Le poesie sono sempre delle porte che permettono di unire a distanza l’autore e il lettore e di far incontrare parti diverse di se stessi. Per questo richiedono una cura e un’attenzione particolare e, spesso, per apprezzarle meglio anche una doppia lettura, “Aspro mare dolce terra” apre a questa esperienza.

Recensione a cura di Sveva Borghini

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